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Le chiese di Torino - La Sindone di Torino


PERCORSI DI VISITA

Vi sono tanti modi di vedere la città, anche se alcune mete sono quasi d’obbligo. Tutto dipende dal tempo a disposizione e dall’interesse personale verso una cosa rispetto ad un’altra. Torino è comunque una città da girare a piedi, approfittando dei meravigliosi portici presenti quasi ovunque nel centro. E quando sarete stanchi di “scarpinare” in musei, gallerie, chiese e palazzi, potrete sedervi all’esterno o all’interno di uno dei tanti caffè storici o moderni e concedervi una rilassante pausa di fronte ad una cioccolata calda, un bicerin o un gelato. Anche questo è un modo di conoscere Torino ed i torinesi. Non pretendete di conoscere e capire questa città, così segreta e riservata, in un giorno. Limitatevi a vivere intensamente, ma con discrezione, il vostro soggiorno.

Vi suggeriamo alcuni itinerari che comprendono i principali luoghi d’interesse che la città offre.

VICINO AL DUOMO
Piazza S. Giovanni, Porta Palatina,
Piazza della Repubblica, Piazza Castello,
Palazzo Reale, Palazzo Madama,
Chiesa di S. Lorenzo.

La cattedrale di Torino, dedicata a S. Giovanni Battista, patrono della città, sorge in cima ad un’alta scalinata marmorea, sull’omonima piazza. Unico esempio di architettura rinascimentale della città, fu fatta costruire nel 1491 dal cardinale Domenico della Rovere, vescovo di Torino fra il 1482 ed il 1501. Venne utilizzata l’area sulla quale sorgevano in origine tre templi di epoca romana, trasformati poi in chiese cristiane, una delle quali già dedicata a S. Giovanni. L’incarico fu forse affidato all’architetto toscano Meo del Caprina, che in sette anni completò l’opera. La facciata, molto semplice e spoglia, è in marmo bianco di Foresto. È a due ordini collegati da volute laterali ed ha come unica decorazione quella dei tre portali. L’interno, a croce latina, è a tre navate. Le opere d’arte dell’interno risalgono ad epoche molto diverse. Sopra il portale maggiore vi è una riproduzione dell’Ultima Cena di Leonardo. Nella seconda cappella a destra, vi sono un pregevole polittico, attribuito a Defendente Ferrari, ma forse di Martino Spanzotti della Madonna col Bambino, angeli, santi e scene della Passione e della vita di Maria e diciotto tavolette raffiguranti le vite di S. Crispino e S. Crispiniano, protettori dei calzolai. Nella terza e quarta cappella dipinti della Madonna con Bambino e Natività di Gesù. La quinta è dedicata a S. Secondo, la sesta al Battista. Nel transetto, la cappella del Crocifisso, fondata dal cardinale Della Rovere. L’altare maggiore, in marmo nero con intarsi di marmi colorati, è opera di Antonio Bertola e risale al 1694. Bellissimo il coro ligneo intagliato. Dietro il coro, si apre la Cappella della Sacra Sindone, di cui parleremo dettagliatamente nel paragrafo successivo. Sopra, la tribuna un tempo utilizzata dalla famiglia reale per assistere alla messa. Sul lato sinistro, nella sesta cappella vi è una cinquecentesca Resurrezione del Rossignolo. Nella quinta, una Madonna con Ss. Ippolito e Cassiano, mentre nella quarta, terza e seconda cappella vi sono rispettivamente S. Barbara e S. Girolamo; S. Giovenale e S. Giovanni evangelista; S. Onorato. Vi sono poi ancora statue e pietre tombali. Nella sacrestia è conservato un Battesimo di Cristo, forse opera di De Ferrari. Il campanile, staccato dalla chiesa, è romanico nella parte inferiore e barocco sopra. Fu fatto costruire verso la fine del ’400 dal vescovo Giovanni di Compey e vi si scorgono ancora le insegne gentilizie. Fu sopraelevato nel 1720 su progetto di Filippo Juvarra. Le sue scale raggiungono tutti e tre i piani, mentre un breve passaggio lo unisce alla cripta sotto la navata principale del duomo, vasta come la cattedrale, con sale alte oltre 5 metri e con volte e capitelli quattrocenteschi. Sull’ingresso di questa galleria, vi è un affresco popolare che mostra la morte con la falce in pugno, che ammonisce: Nel mezzo del cammin di questa via, ricordeve ed Catlin-a c’at porterà via. Se vi è possibile, visitate al primo piano quello che era l’alloggio del sacrestano, rivestito di boiseries settecentesche.

LA CAPPELLA DELLA SINDONE
Alle bore 21 Sua Altezza Reale ha fatto transportar nel suo Palazzo Reale la Santissima Sindone dalla Capella di San Gioanni sino a tanto che si fosse perfetionata la Capella nuova.
Francesco Ludovico Soleri,   23 maggio 1685

I lavori per la “Capella nuova” iniziarono nel 1668. Il progetto era opera di Guarino Guarini, abate teatino di Modena, che per il suo lavoro si era ispirato alla chiesa borrominiana di Sant’Ivo alla Sapienza a Roma. La cappella è perfettamente inserita fra il Duomo e l’attiguo Palazzo Reale, tanto che i tre edifici formano un complesso unico. Vi si accede dal presbiterio della cattedrale, ai lati del quale vi sono due scaloni in marmo nero. Nell’ottocento fu aggiunto un cancello in ferro battuto. La cappella è a pianta centrale.
La parte bassa fu realizzata da Amedeo di Castellamonte e su questa il Guarini inserì tre grandi archi, su cui poggia il tamburo della cupola, arricchita da una combinazione di sei ordini di archi intrecciati e digradanti, sovrapposti in modo sfalsato ed alterno, che si rincorrono fino alla sommità.La costruzione fu opera dell’ingegnere Bernardino Quadri.
Il tamburo, rischiarato da 6 grandi finestre, fu realizzato con migliaia di blocchi di marmo di Frabosa, prescolpiti, poi montati con perni metallici e decorati da marmorini sospesi nel vuoto. I marmi venivano scuriti apposta, con delle cere bigie, per creare un effetto ottico che esaltasse il trionfo dell’urna della Sindone, sfolgorante sulle strutture dorate dell’altare. Finché Torino ebbe rango di capitale, molti operai, dentro a ceste pensili, tiravano a lucido i marmi.
L’intreccio d’archi della cupola culmina con un traforo a stella, oltre al quale si intravvede la volta con la raffigurazione dello Spirito Santo.
Il pavimento è formato da marmi bianchi e grigi, con intarsi di stelle in bronzo. Ai lati, vi sono quattro statue dei Savoia: Emanuele Filiberto, il principe Tommaso, Carlo Emanuele II ed Amedeo VIII. La cappella, volutamente contrastante con le forme semplici del Duomo, venne completata nel 1694, 11 anni dopo la morte del suo ideatore.
Il Guarini vi racconta, in un linguaggio ermetico e geometricamente simbolistico, il mistero della Passione, Morte e Resurrezione di Cristo. Il nero rappresenta la morte ed il peccato, mentre l’oro simboleggia la luce della Resurrezione.

Guarino Guarini, nato a Modena nel 1624, entrò a quindici anni nell'Ordine dei frati teatini. Dopo aver svolto il suo noviziato a Roma, egli tornò a Modena, ove fu ordinato sacerdote. Insegnò filosofia e matematica all'università e nel seminario ed iniziò ad interessarsi di architettura, approfondendo le sue conoscenze teoriche, per dedicarsi alla progettazione di edifici religiosi. Seguendo il principio secondo il quale "si possono correggere le regole antiche e altre inventare", mostrò grande apertura verso la sperimentazione e l'accoglimento di nuovi modelli. Nella sua visione architettonica, c'è un rapporto stretto fra pensiero artistico e pensiero matematico, inteso come geometria descrittiva. Nel simbolismo della sua architettura geometrica vediamo, oltre ad elementi filosofici, anche principi di astronomia.
La cupola aperta ad archi intrecciati, motivo predominante della sua architettura, ci dice come egli si servisse di quell'elemento fondamentale che è la luce allo stesso modo di un pittore. I raggi, la luminosità diffusa, la combinazione e organizzazione di intrecci nelle campiture contribuiscono ad ottenere questo risultato. Lavorò a Messina, a Modena ed a Parigi, ove conobbe più a fondo il barocco europeo.
Nel 1666 venne chiamato a Torino, dove rimase fino al 1681, al servizio di Carlo Emanuele di Savoia. Sono opera sua la chiesa teatina di San Lorenzo, la Cappella della Sacra Sindone nel Duomo, il progetto di Palazzo Carignano, bellissimo esempio di palazzo barocco italiano. L'opera del Guarini, che ebbe una grande importanza nell'evoluzione dell'architettura barocca, ha molti significati simbolici, alcuni dei quali di difficile interpretazione. Morì a Milano nel 1683.

I capitelli in bronzo dorato portano scolpiti la corona di spine e i chiodi della croce, intrecciati ad un florilegio che evoca l'ascesi della Resurrezione.Le colonne, che raggiungono le stelle scolpite sul tamburo, simboleggiano l'universo che ruota attorno alla Divinità. La cupola, con il suo gioco d'archi sovrapposti, rappresenta le sfere celesti che culminano nella sfolgorante Aurea Rosa dell'Empireo.
I triangoli sono un simbolo della Trinità, mentre i pentagoni sono un emblema di perfezione.

LA CAPPELLA IN FIAMME

Abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini drammatiche delle fiamme che hanno quasi distrutto la cupola del Guarini la notte dell’11 aprile 1997. A Palazzo Reale era in corso una cena nel Salone degli Svizzeri. L’ospite d’onore era Kofi Annan, segretario generale dell’Onu. Alle 23 e trenta, quando la cena era ormai finita e tutti gli invitati se ne erano andati, i sensori antifumo dell’ultimo piano di Palazzo Reale diedero l’allarme. C’era anche odore di bruciato, ma si pensò che fosse a causa delle cucine elettriche installate per la cena.
Le fiamme in realtà avevano ormai avvolto la base della cupola e le impalcature messe per i restauri ed erano ben visibili all’esterno, tanto che alcuni cittadini avevano già telefonato ai vigili. Quando questi arrivarono, poco dopo, la cupola era ormai completamente avvolta da fiamme altissime. Si udivano i vetri infrangersi per l’altissima temperatura.
L’incendio si propagò velocemente anche alle sale dell’ultimo piano del Palazzo Reale, ove erano immagazzinati mobili e quadri. Sapremo poi che ottanta dipinti, fra i quali una importante Madonna col Bambino del Moncalvo, sono andati distrutti. Poco dopo la mezzanotte, mentre i pompieri dirigevano i potenti getti d’acqua sulla cupola ed una folla preoccupata si era radunata sulla piazza, arrivò anche il cardinale Saldarini, arcivescovo di Torino e custode della Sindone. Dal 1993, anno d’inizio dei restauri della cappella del Guarini, la preziosa icona era conservata in una teca protetta da due pareti di cristallo dietro l’altare maggiore del Duomo.
Alcuni vigili coraggiosi, nonostante l’elevata temperatura ed i pezzi di impalcatura e di muratura che cadevano dall’alto, riuscirono ad infrangere a colpi di mazza lo spesso cristallo protettivo ed a portare all’esterno del Duomo la preziosa cassetta. Il lenzuolo, per fortuna, non aveva subito danni. Il calore ha provocato invece la calcificazione delle pietre del rivestimento interno della cupola. Il marmo grigio di Frabosa, che costituiva la struttura portante del tamburo, ha cambiato completamente colore. Anche il grande organo, costruito alla fine dell’800 dall’artigiano Bossi di Centallo, è andato distrutto.
L’acqua, usata in grande quantità per spegnere l’incendio, ha fatto anch’essa i suoi danni: le infiltrazioni hanno fatto crollare la soletta dell’ultimo piano di Palazzo reale sugli appartamenti sottostanti e fatto gonfiare il plafone dello scalone d’onore della Reggia ed il soffitto del Salone degli Svizzeri, già anneriti dal fuoco.

Uscendo dal Duomo, ci si trova su Piazza San Giovanni. A sinistra, di fianco alla cattedrale, vi è Palazzo Chiablese, risalente al XVII secolo e rimaneggiato da Benedetto Alfieri nel 1740. Questo palazzo è stato prima residenza di Benedetto Maurizio, Duca del Chiablese, secondogenito di Carlo Emanuele III, del quale conserva il nome e poi di Carlo Felice di Savoia. Oggi è sede della Soprintendenza ai Monumenti del Piemonte. La via che attraversa la piazza è via XX Settembre. L’edificio alla nostra sinistra, sull’altro lato della via, di fronte a Palazzo Chiablese, è il Seminario Maggiore.
Al numero 87 vi è la Segreteria della Sindone, di cui si parla più ampiamente nelle informazioni pratiche e presso cui potete recarvi per chiedere indicazioni. Eseguito su disegno dello Juvarra, è stato ultimato dall’abate Costa, del quale ospita la biblioteca.
Di fronte a noi, vi è la Porta Palatina, che risale al I secolo dopo Cristo ed è la più antica porta della città. È costruita in cotto ed è a due piani. Le due torri sedecagonali sono alte 30 metri e le statue ai lati sono di Augusto e di Cesare.
Il nome Palatina è dovuto forse alla sua funzione successiva di palatium per duchi e conti. Di fianco alla cattedrale, in un’area archeologica racchiusa da cancellata, si vedono altri resti della Torino romana. Vi è un teatro, con la cavea per gli spettatori, lo spazio per il coro ed il pulpitum per l’azione scenica. Vi sono, inoltre, la base di una torre ed alcuni resti delle mura di cinta.
In fondo, lungo Corso Regina Margherita, si intravvede l’animazione di Piazza della Repubblica, che con i suoi 51.000 metri quadri, è la più vasta piazza torinese. L’apertura di questa piazza, da tutti conosciuta e come tale cantata anche da Gipo Farassino come Porta Palazzo, è del 1814. Ospita un grande mercato all’aperto e due mercati coperti, uno dei quali è del pesce.
Del mercato del Balon si parla nelle informazioni pratiche. Vi si affaccia anche l’ottocentesca Galleria Umberto I con i suoi numerosi negozi.Passiamo nel sottoportico di Palazzo Chiablese per ritrovarci in Piazza Castello.

Disegnata da Ascanio Vittozzi nel 1584, è circondata da scuri palazzi a portici. Alla nostra sinistra, in fondo alla Piazzetta Reale, chiusa da una bella cancellata in ghisa di Pelagio Palagi, costruita nel 1842 e sormontata dalle statue dei due Dioscuri, Castore e Polluce, vi è Palazzo Reale, residenza dei Savoia fino al 1865. La facciata, piuttosto lineare ed austera, è del 1658 ed è opera di Amedeo di Castellamonte. L’interno, invece, ha sale riccamente decorate, che contengono opere di artisti importanti dei secoli XVII, XVIII e XIX, arazzi ed arredamenti preziosi. La loro visita è resa estremamente interessante dalle esaurienti spiegazioni fornite dalle guide del museo. Una curiosità: la statua equestre che si trova ai piedi dello scalone raffigurava originariamente Emanuele Filiberto, ma Carlo Emanuele II la fece decapitare e vi fece mettere la testa di suo padre Vittorio Emanuele I. I Giardini Reali, oggi di dimensioni molto ridotte, sono opera di André Le Notre e risalgono alla fine del seicento. I fabbricati attigui a Palazzo Reale ospitano, sul lato destro, la Biblioteca, l’Armeria Reale e la Prefettura. La Biblioteca Reale fu istituita nel 1839 da Carlo Alberto. Nelle sue sale neoclassiche sono custoditi 150.000 volumi di storia dell’arte e di arte militare e 5.000 manoscritti miniati, incunaboli, disegni e stampe preziose. Fra questi, il Libro del volo degli uccelli di Leonardo e disegni di Leonardo, Raffaello, Tiepolo, Rembrandt e Van Dyck. Accanto, vi è l’Armeria Reale, che ospita una delle più importanti collezioni di armi di tutto il mondo. È stata inaugurata nel 1837 da Carlo Alberto. Sull’altro lato della piazza, di fianco all’Archivio di Stato, vi è il Teatro Regio, che conserva soltanto la facciata barocca originale, opera del 1738 di Benedetto Alfieri. Il resto dell’edificio, distrutto da un incendio nel 1936, fu ricostruito fra il 1964 e il 1973, sui disegni di C. Mollino e M. Zavelani Rossi.
Sul lato sinistro di Palazzo Reale, si trova, ben mimetizzata fra gli edifici di uso civile, la Cappella Reale di San Lorenzo, costruita fra il 1668 ed il 1680. È anch’essa opera del Guarini, il quale, contemporaneamente, eseguiva i progetti per la chiesa dell’Immacolata Concezione (1673) e di San Filippo Neri (1679), per Palazzo Carignano e per il collegio dei nobili, ora Accademia delle Scienze, sede della Galleria Sabauda e del Museo Egizio (1678).
Appena oltrepassato il portone, sulla destra, c’è una scala che per volere di Gregorio XIII, ha lo stesso valore indulgenziale della Scala Santa di Roma. Conduce all’oratorio dell’Addolorata, ove sono conservati vari dipinti ed una statua della Pietà. L’interno della cappella è a pianta ottagonale, con i lati convessi, aperti nel mezzo da archi su colonne corinzie. La cupola, affrescata nella parte superiore con figure di evangelisti, sembra sostenuta dalle colonne corinzie, mentre poggia su quattro arconi mascherati. È decorata con stucchi e dorature ed è arricchita da statue lignee e marmi policromi. L’organo è del 1700.

Al centro di Piazza Castello sorge Palazzo Madama, un insieme di resti romani e medioevali, a cui è stata sovrapposta nel XV secolo una facciata barocca. Sia la facciata che l’imponente scalone interno a due rampe sono opera dello Juvarra. Al tempo dei romani, qui sorgeva la Porta Pretoria, una delle porte di accesso alla città, successivamente incorporata in un castello medioevale. Palazzo Madama si chiama così in onore della Madama reale Cristina di Francia, che qui abitò durante la sua reggenza e che affidò allo Juvarra le modifiche del castello. Oggi esso è sede del Museo civico d’arte antica, sorto nel 1863 e qui ordinato nel 1934. Ospita raccolte di pittori piemontesi ed italiani, opere scultoree del XII e del XVIII secolo, manufatti in vetro ed una ricca collezione di porcellane. L’opera pittorica più famosa è il Ritratto di Ignoto di Antonello da Messina, del 1476. Le sale contengono affreschi e raffinati arredi. La più bella è la Camera dell’alcova, impreziosita dai dipinti allegorici del Guidobono.


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