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Rispetto ai precedenti avvenimenti questo, che avviene nel mondo virtuale, non è drammatico, è più un fastidio, una seccatura, tanto più che sono passati ormai molti anni da quando quattro intruse con velo e abito nero si sono introdotte in quella che considero casa mia, dove ci sono le mie cose frutto di anni di sudato lavoro. È come se, dopo le vicissitudini vissute con diverse di loro nella realtà, ora altre quattro rappresentanti della categoria avessero deciso di farmene vivere un’altra di tipo virtuale, sul Web.                   

Si tratta di questo. Quattro suore di Martina Franca, una delle quali, per mia disgrazia, si chiama Graziella Mazzotta, hanno deciso di occupare stabilmente e abusivamente il mio spazio su Internet. E lo fanno con grande prepotenza! Infatti, nella barra delle immagini relative riguardanti me e i miei libri, le copertine di questi ultimi risultano schiacciate o tagliate, per far posto alla loro foto dispiegata ad occupare fino a un terzo dello spazio. È come se loro sgomitassero per arraffare più spazio possibile, spingendo ai margini i miei poveri libri.

La stessa cosa avviene nella pagina grande delle Immagini. Loro occupano sempre un posto di riguardo in prima fila, mentre le foto dei miei lavori vengono dopo.  

   

Adesso, dopo più di cinque anni di convivenza forzata, mi sono stufata di vedere le loro quattro sagome in mezzo ai miei lavori, con cui c’entrano, come si suol dire, come i cavoli a merenda.
 
Perciò ho provato a scrivere all’indirizzo mail presente sul sito della parrocchia del Cristo Re, presso cui risultano lavorare. Ho fatto presente la situazione, chiedendo se fosse possibile fare qualcosa in merito. Nessuna risposta. Ho provato allora a scrivere una lettera indirizzata direttamente alla Mazzotta. Ancora nessuna risposta.
 
Quindi, malgrado io sia molto solidale con il loro appello di dare soldi per le missioni in India ed Africa per alleviare sofferenze, indigenze, privazioni  di poveri e malati di lebbra – nessuno lo è più di me che da anni aiuto progetti di sviluppo in Africa - devo dedurre, anche considerando tutte le mie precedenti esperienze, che nella mia vita le suore rappresentano una vera sciagura…



Come se non bastasse l’intrusione indebita delle religiose martinesi nel mio spazio virtuale, ad essa si è aggiunta quella delle chiappe di una certa Graziella Lo Re, che è di sicuro peggio.
 
Poiché non avevo idea di chi fosse costei sono andata a cercare notizie su di lei. Ho scoperto che è una giocatrice catanese di beach volley, una schiacciatrice “che fa performance da urlo”. Gioca nel Santa Teresa Volley, dopo aver divorziato dalla squadra precedente. Magari potessi fare anch’io lo stesso con lei! In questa formazione fa sognare i tifosi e li manda in visibilio. Un tecnico peloritano di cui non ricordo il nome sostiene inoltre che “Graziella è il tassello che mancava per completare il puzzle, con altre quattro compagne forma un quintetto di bocche da fuoco, con cui è pronta a suonare la carica…”.


Ho anche scoperto che il motivo del suo indebito ingresso fra i miei lavori è la presenza in squadra di una giocatrice che si chiama Martina Escher.
Basta questo perché lo stupido motore di Internet ci abbia accostate in una inesistente comunanza di interessi.
Scorrendo su Google le foto delle pallavoliste ho scoperto che l’uso delle dita appoggiate sulle natiche, penso al fine di comunicare qualcosa alle compagne di squadra, è tutt’altro che infrequente. Immagino che soprattutto gli uomini siano molto contenti della cosa. Un po’ meno contenta sono io che vedo il deretano di Graziella spostarsi fra le copertine dei miei libri… Un giorno esso si trova fra Dickens e Kipling, il giorno dopo fra Miller e Maupassant, il giorno dopo ancora fra Balzac e Mérimée. Per non parlare di quando si accosta all’immagine di copertina della Sindone o a quella delle suddette suore…Sacrilegio! Ed è offensivo che la bella cartolina di Gubbio inviatami dal grande scrittore Luigi Malerba venga sfregiata dall’accostamento con il sedere di questa donna volgare.

Tempo fa le ho chiesto l’amicizia, esclusivamente per segnalarle la cosa tramite un messaggio. Lei me l’ha concessa, sicuramente pensando che io fossi una sua fan, da inserire quindi fra i followers. Però, appena le ho menzionato il motivo del mio contatto, lei mi ha subito cancellata. Osavo forse insinuare che le natiche della ‘tigre dell’Etna’ non fossero ammirate da tutti? Lei ha l’aria di fare di tutto per mettere in pratica l’affermazione del regista Tinto Brass: “E’ meglio passare ai posteriori che ai posteri”.
 
Non mi è rimasto che creare questo sito, per informare i miei followers, o meglio, i miei lettori che me lo chiedono, del motivo di questo strano accostamento visibile nelle immagini relative...


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